SCHNELL, FRAU MERKEL, SCHNELL…

Uniti per l’Europa unita. “Schnell, Frau Merkel”, ossia Faccia presto signora Merkel, è l’appello che il Sole 24 Ore lancia in tedesco alla Cancelliera tedesca affinché si sbrighi a salvare l’euro dal tracollo. Nell’editoriale, che richiama quel “fate presto” rivolto ai politici italiani a novembre, il direttore Roberto Napoletano scrive: “Signora Merkel, così non può andare avanti. Non farà molta strada se continuerà ad essere indifferente alla rabbia dei greci, distante dall’orgoglio ferito degli spagnoli, dalle paure italiane e dalle angosce francesi”. Quindi il direttore sottolinea che “tirare fuori 100 miliardi di euro per difendere le banche spagnole” e ritrovarsi con gli spread di Italia e Spagna a livelli vertiginosi, “è solo l’ultima spia di un allarme rosso che lei si ostina a voler ignorare”. Per salvare l’Euro, il Sole 24 Ore suggerisce alla leader tedesca tre passi fondamentali da compiere: “Una garanzia unica per i depositi bancari europei, accesso diretto al Fondo salva-Stati (Efsf) da parte degli istituti di credito e unificazione dei debiti pubblici europei distinguendo (Paese per Paese) il carico degli interessi ma neutralizzando così l’azione della speculazione sui tassi dei titoli sovrani dei Paesi del sud Europa”. Tutto questo, scrive il direttore Napoletano, serve subito. “Serve all’Europa, e serve alla Germania”. “Non è suo interesse – sottolinea – mettere a terra le economie europee dove continua a collocare oltre il 60% del suo export e a detenere gran parte degli asset esteri”. E dunque l’appello, da condividere e rilanciare: Schnell, Frau Merkel!!!

“IL” BY CHRISTIAN ROCCA, BUONA LA PRIMA

Buona la prima. Ieri in treno ho iniziato a leggere il primo numero di “IL” firmato da Christian Rocca. In copertina la famosa citazione di Mark Twain (“la notizia della mia morte è fortemente esagerata”), all’interno servizi e approfondimento sullo stato di salute degli old media e sulle prospettive dell’informazione. “Nel 2006 – si legge – il titolo di una famosa copertina dell’Economist, composta genialmente con i ritagli dei quotidiani al modo di una lettera anonima, chiedeva Who Killed the Newspaper?, chi ha ucciso i giornali? Facebook, YouTube e Twitter erano appena nati e non era ancora immaginabile che in così poco tempo sarebbero diventati i principali veicoli di informazione per centinaia di milioni di persone. Eppure, anche senza i social network, nel 2006 il «complesso mediatico-industriale occidentale» sembrava giunto alla fine dei suoi giorni: la diffusione gratuita delle notizie su Internet aveva fatto saltare il modello di business tradizionale, le redazioni avevano cominciato a dimezzarsi, la diffusione a calare. La fine del mondo dell’informazione sembrava vicina e, soprattutto, certa. Un libro di Vittorio Sabadin del 2007 annunciava che l’ultima copia del New York Times sarebbe stata stampata nel 2043. 
C’era però qualcosa che non tornava in quell’analisi apocalittica: a fronte dei licenziamenti, della riduzione degli investimenti pubblicitari e del crollo delle vendite, il risultato netto era comunque di una maggiore circolazione di informazione rispetto a prima. Maggiore, non inferiore. Il segnale era chiaro: non stavano morendo i giornali, stava finendo un certo modo di fare i giornali. A voler rubare le parole di Mark Twain, utilizzate per smentire la falsa notizia della sua morte, si può dire che la notizia della morte dei giornali di carta è fortemente esagerata”. Certo, l’industria dei media, in particolare dei media cartacei, è in crisi. “Ogni giorno – scrive il magazine  – chiudono o minacciano di chiudere testate storiche. Le cronache raccontano di esuberi di personale, di prepensionamenti, di tagli e ridimensionamenti molto dolorosi”. Ma anche in Italia ci sono i believers, quelli che credono nei giornali di carta. Nei quotidiani e nei magazine di qualità. Come “IL”, de “Il Sole 24 Ore”. Bravo Christian Rocca. Continua così.