Monti su Facebook, il dialogo impossibile

«Ho deciso di utilizzare i social media poiché sono convinto dell’assoluta centralità di questi mezzi per porsi in ascolto dei contributi, delle proposte, dei suggerimenti, anche delle critiche dei cittadini. Vi invito a partecipare». E’ quanto scrive il premier Mario Monti sulla sua pagina Facebook, accompagnando queste parole con un video. Peccato che il suo invito al dialogo si trasformi presto in un boomerang pericoloso: in poco tempo la sua bacheca virtuale si riempie di messaggi offensivi, di contestazione, di odio verso il professore. C’è chi lo invita a lasciare l’Italia, chi gli imputa ogni nefandezza, chi lo accusa di aver messo in ginocchio il paese, e chi, semplicemente, plaude così all’iniziativa: «Bene così possiamo offenderti tutti i giorni». E, si potrebbe aggiungere, ad ogni messaggio: visto che ogni frase del premier uscente scatena la rabbia degli utenti, che intervengono più per esprimere giudizi negativi (eufemismo) che per avanzare proposte, idee, suggerimenti o, semplicemente, per dialogare.

Senza entrare nel merito della scelta di Mario Monti di utilizzare i social media e senza esprimere alcun giudizio sul suo operato alla guida del governo, ritengo che quanto succede sulla sua pagina Facebook meriti qualche riflessione. Scrive, ad esempio, Monti: «Con l’avvicinarsi delle elezioni, ho visto in Parlamento affievolirsi la volontà dei due poli di andare avanti sulla strada delle riforme. Sono loro che si sono allontanati dall’impostazione nostra, non viceversa. Adesso il Pdl ha ricomposto un’alleanza con la Lega, mentre il Pd si presenta con chi sta alla sua sinistra. Le voci riformatrici, all’interno di entrambi quei partiti, si trovano sempre più a disagio». Risponde una cittadina: «Io la voterò quando vedrò che con uno stipendio di 800 euro riuscirà a campare senza sentirsi l’acqua alla gola e svegliarsi ogni mattina con il pensiero se spendere i pochi euro rimasti per mangiare oppure per pagare la bolletta del gas!». Da una parte le riflessioni politiche, dall’altra lo sfogo di chi non arriva nemmeno alla fine del mese. Da una parte chi riflette sulle «voci riformatrici», dall’altra chi è con l’acqua alla gola e usa ogni strumento per manifestare la propria rabbia. Con quali effetti? Il dialogo tra chi parla lingue diverse è difficile, se non impossibile. Anche e soprattutto sul web.

E’ SCOMPARSO IL NORD?

Sabato su “Il Foglio” una paginata di Maurizio Crippa sul nord scomparso. In sintesi: è bastato l’arrivo di un tecnocrate cosmopolita per cancellare la questione settentrionale dall’agenda politica. Mario Monti e lo spread sono riusciti a “ricompattare, se non proprio l’orgoglio, almeno la scialuppa dei naufraghi, la zattera di Medusa degli italiani intorno alla bandiera”. Domenica su “La Stampa” Massimo Gramellini aggiunge del suo: “Siamo più o meno italiani di un anno fa? Siamo più poveri, più arrabbiati, più disorientati. Ma forse, e con qualche sorpresa, anche più italiani”. Francamente, mi sembra un po’ eccessivo. Va bene la retorica da celebrazioni, ma non basta un anniversario per cancellare il malessere di un’area del paese. Che chiede risposte. Anche per uscire dall’incubo della crisi.