SCHIAVI DEGLI ALGORITMI

Schiavi degli algoritmi. Adesso scopriamo che le conversazioni private tra gli utenti di Facebook vengono analizzate  proprio da un algoritmo in grado di identificare e prevenire possibili reati in base alle parole che vengono scambiate. L’algoritmo è studiato in modo da identificare un possibile messaggio criminale o eventuali piani per attentati alla sicurezza pubblica. Le conversazioni ritenute sospette vengono inoltrate alle forze dell’ordine Usa, e questo sta sollevando polemiche per quanto riguarda la privacy. Nessuno al momento è in grado di stabilire quanto sia preciso l’algoritmo e quali siano le parole in grado di farlo entrare in azione e segnalare le conversazioni “sospette”. Si sa comunque che il codice controlla tutti gli utenti che non sono considerati “chattatori abituali”. Il social network ha fatto sapere che le chat saranno consegnate ai tribunali e alle forze dell’ordine che ne fanno richiesta solo sulla base di reale necessità e consistenza degli indizi. Dunque: la sicurezza prevale sulla libertà, come spesso è già accaduto. Soprattutto negli Usa. Ma non è questo il punto. O, meglio, non è solo questo. L’altro è il ruolo degli algoritmi nel governo del web, a cominciare da quello che regola i motori di ricerca. Algoritmi oscuri alla stragrande maggioranza degli utenti, che però assumono un ruolo centrale nell’organizzazione del mondo virtuale.

A PROPOSITO DELLA LIBERTA’ DI STAMPA

Verrebbe da sorridere, se non ci fosse di che rabbrividire. La notizia è relativa alla pena comminata allo studente iraniano Mohamad Ghafarian, riconosciuto colpevole di aver insultato la Guida Suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, e il presidente Mahmoud Ahmadinejad: tre anni e mezzo di carcere e 70 frustate. Stando a quanto riferisce il sito web ‘Herana’, vicino all’opposizione, Ghafarian, studente di ingegneria elettronica all’università Ferdowsi di Mashad, città nel nord-est dell’Iran, è stato condannato anche per aver attentato alla sicurezza nazionale e per disturbo dell’ordine pubblico.
I legali di Ghafarian hanno ora 20 giorni per presentare il ricorso contro la sentenza. Lo sudente era stato arrestato durante le manifestazioni anti-governative del 20 febbraio 2010 ed era stato rinchiuso in carcere un mese. Dopo quella condanna l’università aveva sospeso il giovane, impedendogli di continuare il suo percorso di studi.

REGOLE O CENSURA? IL PROBLEMA DEL WEB

Peccato non esserci stato. Nella solenne Sala dei Notari di Piazza 4 Novembre si è svolta oggi la discussione sul rapporto tra etica e giornalismo tra il ministro della Giustizia Paola Severino, il presidente dell’Ordine dei Giornalisti Enzo Iacopino e il presidente, nonché giornalista e scrittore, Enzo Finzi. In particolare, Finzi ha esposto i risultati di una ricerca unica nel suo genere, svolta su un campione rappresentativo della popolazione italiana tra i 15 e i 70 anni, sull’etica del giornalismo. Dai risultati emerge una situazione piuttosto preoccupante: nonostante ci sia una rassicurante convergenza tra come gli italiani pensano debba essere il giornalismo etico e come lo descrive la regolamentazione sulla materia, si evidenzia anche un diffuso senso di insoddisfazione e di sfiducia nei media, percepiti come tendenziosi; si salva solo la comunicazione su Internet.

Finzi, esponendo i dati raccolti, ha chiesto al ministro cosa pensasse in merito. A questo proposito il ministro ha espresso la sua soddisfazione nel rilevare la maturità della cultura collettiva sull’etica del giornalismo e ha espresso la sua approvazione sulle aspettative dei cittadini rispetto ai media, tra cui la verità e la completezza delle notizie, la distinzione tra fatti e opinioni, la non lesione della dignità e il rispetto delle leggi e della deontologia professionale.

“Preoccupa il senso di sfiducia (…), se guardiamo il livello di normativa ci rendiamo conto che siamo superdotati, ma che poi il sistema non funziona”, afferma il ministro. La soluzione proposta non è quindi aggiungere altra legislazione, ma semplificare e unificare quella già presente, risolvendo i problemi che si presentano soprattutto nel momento dell’applicazione delle regole.

Su questo si è trovato d’accordo anche Iacopino, che ringraziando il ministro per la sua immediata disponibilità rispetto alla necessità di riforma dell’Ordine dei Giornalisti, ha espresso la perplessità sulla regolamentazione e sulla limitazione all’uso dei blog, dato che la maggior parte dei cittadini ritiene Internet la miglior fonte di informazioni. Il ministro ha però chiarito che la limitazione all’uso dei blog è necessaria, perché la diffusione di questo strumento, che permette di diffondere idee anche in forma anonima, può incentivare pulsioni pericolose se non opportunamente controllato.

A mio avviso, il ministro sbaglia bersaglio. Non è attraverso una regolazione della blogsfera che si disinnescano le “pulsioni pericolose”, anche perché poi c’è da chiedersi a chi spetta dire cosa è pericoloso e cosa no. Francamente, questa mi pare una brutta forma di censura. Che costa poco, ma che di certo non aiuta a perseguire i risultati auspicati. Più difficile, me più utile, intervenire a monte per disinnescare queste pulsioni: ad esempio, migliorando la politica affinché non trionfi qualche demagogo di turno.

ADDIO A MIRIAM MAFAI

E’ sempre con una certa tristezza che si apprendono certe notizie. Tornato da una breve gita di Pasquetta, leggo sul sito del Corriere che se n’e’ andata Miriam Mafai, 50 anni spesi al servizio della cultura. Nata a Firenze nel 1926 da una coppia di noti artisti italiani del XX secolo, Mario Mafai e Antonietta Raphael, Miriam ha partecipato alla resistenza antifascista a Roma nelle file del Pci. Dopo la Liberazione ha continuato la sua attivita’ politica e dal ’51 al ’56 e’ stata assessore al Comune di Pescara. Nel ’57 e’ stata a Parigi come corrispondente del settimanale ‘Vie Nuove’, nel 1960 a ‘l’Unita’ come redattore parlamentare.

Direttore di ‘Noi Donne’ dal 1965 al 1970, e’ passata poi come inviato speciale a ‘Paese Sera’. Ha contribuito alla nascita de la Repubblica nel ’76 divenendone inviato speciale ed editorialista. Dal 1983 al 1986 e’ stata presidente della Federazione nazionale della stampa. Ha svolto una intensa carriera di inviata speciale e giornalista politica scrivendo molti saggi sulla politica e la storia del costume. Deputato nella XII legislatura nelle file del Partito Democratico della Sinistra.

Nel ’96 ha vinto il Premio Cimitile con l’opera Botteghe oscure addio e, nel 2005, il Premio Montanelli per la sua attivita’ votata allo sviluppo della cultura italiana del ‘900, con particolare attenzione al mondo femminile. E’ stata per gran parte della sua vita la compagna di Giancarlo Pajetta, storico esponente del Pci.