LA RISCOPERTA DEL PENSIERO LENTO

Il nome di questa rubrica è il sentito tributo a un maestro: Christopher Hitchens, il grande giornalista e scrittore ucciso un anno fa (esattamente il 15 dicembre) dal cancro. Si tratta di un’espressione utilizzata per il titolo delle sue memorie: «Hitch-22». E’ ripresa dal romanzo di Joseph Heller («Catch-22») e indica un circolo vizioso: una «situazione da comma 22» descrive una specie di paradosso. Del tipo: un pazzo può essere esonerato del servizio se ne fa domanda, ma se fa domanda dimostra di non essere pazzo. C’è un’apparente possibilità di scelta in una regola o in una procedura. Apparente perché, in realtà, la via è obbligata. «Si ha spesso la vaga illusione di prendere le proprie decisioni – scrive Hitchens – ma è un’illusione che si accompagna alla consapevolezza che la maggior parte delle nostre scelte è fatta per noi da altri o dalle circostanze, o semplicemente non si fa». Tuttavia, possiamo decidere almeno di seguire l’esempio di Hitch e di entrare a far parte del «club degli scettici», di coloro che praticano il dubbio e l’autocritica continui.

Da questo punto di vista, come sostiene ancora il giornalista inglese, «l’ordinario dovere dell’intellettuale è favorire la complessità e insistere che i fenomeni nel mondo delle idee non dovrebbero essere ridotti a slogan o a formule pigramente ripetute». Tale dovere assume una rilevanza particolare nell’epoca della Rete. Dove si assiste alla scomparsa delle questioni complesse. Dove le discussioni avvengono in «camere dell’eco» tra individui che la pensano allo stesso modo. Dove un flusso continuo di informazioni ci chiede di reagire istantaneamente, sacrificando la riflessione e l’accuratezza a favore del falso dio dell’immediatezza e delle chiacchiere impulsive. Dove c’è un ambiente che favorisce la lettura rapida, il pensiero distratto e affrettato e l’apprendimento superficiale. Dove troviamo, come suggerisce Geert Lovink, i «figli della rivoluzione del tempo reale», interessati soltanto a cosa accadrà nell’immediato, tanto da non riuscire nemmeno a vedere la differenza tra il niente e il qualcosa. Del resto, i social media non sono uno spazio dove prevalgono nettamente gli slogan e le formule pigramente ripetute, a suon di «mi piace» e di «retweet»?

Possiamo abbandonarci all’illusione che la rivoluzione digitale porti con sé solo vantaggi, per gli individui e per la collettività. Ma ciò significherebbe abbracciare acriticamente una nuova forma di totalitarismo, quello cibernetico. Oppure possiamo riscoprire il pensiero lento, per evitare di perdere la nostra capacità di analisi critica dei fenomeni sociali, politici, economici e culturali. La scelta, questa sì, spetta soltanto a noi.

TRATTO DA SPINNING POLITICS (http://www.spinningpolitics.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=670:comma-22-la-riscoperta-del-pensiero-lento&Itemid=12)

CRESCE L’INTERESSE VERSO SLOW COMMUNICATION

Riporto l’ottimo articolo su “Slow Communication” pubblicato ieri su “Il Giornale” (pagina 20) e firmato da Stefano Filippi. Il titolo: Stress da internet: nasce il primo corso per navigatori slow. Eccolo: La chiamano «filosofia della lentezza. E prende piede – manco a dirlo – lentamente. È la reazione al logorio della vita moderna, come diceva Ernesto Calindri che su «Carosello» sorseggiava il suo liquore al carciofo seduto a un tavolino piazzato in mezzo al traffico. Cominciò «Slow food», che alla lettera significa «cibo lento» contrapposto ai «fast food» degli hamburger più bibita, sinonimi (presunti) di obesità e gastriti. Poi è toccato a «Cittaslow» rete di località da Orvieto a Positano ora diffuse in 25 Paesi che vogliono tutelare le botteghe artigiane, la cucina tradizionale e l’urbanistica antica contro gli ipermercati, le paninoteche, le tangenziali.Ci sono lo «slow living» delle vacanze di campagna senza discoteche o spiagge affollate, e lo «slow snow» di chi d’inverno preferisce le ciaspole (e lunghi attovagliamenti nei rifugi a cinque stelle) alle snervanti discese sugli sci. Il giornalista Federico Rampini tre anni fa ha dedicato un libro alla «Slow Economy» fatta di sobrietà, ecosostenibilità, consumo consapevole, crescita al rallentatore. Sembra il manifesto di Mario Monti, che infatti qualche giorno fa ha presentato l’ultimo volume di Rampini.Ora tocca a internet. Proprio nei giorni in cui è stato lanciato il nuovo iPhone – e non a caso si parla di «corsa» per accaparrarsene uno -, dal guscio della lumachina esce la «Slow communication» come antidoto alla web-dipendenza che porta a restare sempre connessi alla realtà virtuale. Mail da controllare a ogni ora e a qualsiasi latitudine, mappe da consultare, notizie da leggere, Facebook da aggiornare, «tweet» da spedire. Una mezza malattia, per qualcuno una vera droga.

«Basta», ha detto Andrea Ferrazzi, giornalista, blogger ed esperto di comunicazione che con il movimento Slow Communication vuole replicare il «metodo Slow Food»: accanto alla difesa delle tradizioni e del gusto dall’assalto dei pranzi veloci e omologati, ecco una «dieta mediatica bilanciata», un «equilibrio sostenibile tra la velocità e l’immediatezza del web e il pensiero lento, lineare e approfondito». Si pensa perfino a terapie yoga per guarire dalla web-dipendenza. Negli Stati Uniti è una pratica che sta prendendo piede.Meno tempo con in mano i tablet, dose razionata di mail, digiuno controllato e progressivo dai social network. Per il movimento della Slow Communication si prospetta una battaglia impegnativa. Sarà uno dei temi in discussione al prossimo Internet Festival 2012 in programma dal 4 al 7 ottobre a Pisa: Ferrazzi ne discuterà in un incontro dal titolo «Contro la dittatura del tempo reale. Percorsi per un uso consapevole del web» assieme ad altri giornalisti e blogger.Non si tratta di una forma ammodernata di luddismo contrario al progresso, di contrasto al nuovo, di ritorno al passato. Ferrazzi e gli altri «slow-web-men» usano largamente gli strumenti della comunicazione internettiana. Non è nemmeno una questione modaiola, snobistica, sostenuta da originaloni che per distinguersi a ogni costo aborriscono Apple e Blackberry. C’è dietro qualcosa di più profondo e inquietante: la loro tesi è che il web non aiuti le democrazie e svolga invece un ruolo negativo. «Se ne stanno accorgendo anche molti osservatori che fino a ieri ne tessevano le lodi – dice Ferrazzi -: alcuni di coloro che celebravano la rete per il successo dei referendum su acqua e nucleare, non rilevando come sia passato un messaggio non veritiero, oggi si preoccupano per il populismo che dilaga approfittando del web”.

Tra i guru gli «slow comunicatori» annoverano il giornalista americano Peter Laufer, teorico delle «slow news» («dobbiamo reimparare a rallentare l’influenza iperattiva dei mezzi di informazione sulle nostre vite», ha scritto) e il saggista John Freeman che pubblicò nel 2009 sul Wall Street Journal un «Manifesto for the Slow Communication» dove scandiva: «I nostri giorni sono limitati, le nostre ore sono preziose. Dobbiamo decidere che cosa vogliamo fare, che cosa vogliamo dire, di che cosa e di chi dobbiamo prenderci cura. Bisogna pensare come vogliamo ripartire il nostro tempo in base a queste domande. Dobbiamo rallentare». Senza troppa fretta.

ANDAMENTO LENTO

Volevo segnalare questa simpatica iniziativa, che – in un certo senso – si ispira alla stessa filosofia del Movimento Slow Communication. Il 19 settembre una carovana di ‘viaggiatori lenti’, accompagnati da asinelli, arriverà a Venezia, completando un cammino iniziato 15 giorni prima da Milano. Obiettivo: percorrere in due settimane una distanza che di solito richiede due ore, prendendosi il tempo che serve per conoscere il territorio e, soprattutto, le persone che lo abitano, sperimentando un modo lento di viaggiare e forme antiche di economia, come il baratto.

Il viaggio è iniziato il 5 settembre da Milano. Pedalando il gruppo ha raggiunto Ferrara percorrendo 340 km in 6 giorni, per lasciare poi le biciclette e proseguire a piedi, da Ferrara Venezia, in altri 9 giorni e 135 km. In questa seconda parte del percorso, i partecipanti avranno al seguito anche quattro asinelli, che non saranno cavalcati da nessuno ma daranno il passo a tutta la compagnia.

Durante il viaggio il gruppo cerca di privilegiare forme di scambio per ricevere ristoro e accoglienza grazie alla presenza, tra i viaggiatori, di blogger, video maker, fotografi, esperti di social network e un pittore acquarellista. Ognuno di loro contribuisce con la propria creatività, scrivendo testi, diari di viaggio, poesie, racconti, fotografando, realizzando video, disegni, acquarelli che possono essere scambiati con l’ospitalità delle strutture di accoglienza lungo il percorso.

Un’altra forma di baratto prevede la comunicazione e diffusione delle iniziative e delle realtà virtuose incontrate nei luoghi attraversati: le testimonianze vengono raccolte in video e diari e pubblicate sui canali di comunicazione del Movimento Lento e della Compagnia dei Cammini.

Passo dopo passo, prenderà forma un racconto corale che verrà condiviso in occasione della Conferenza internazionale della decrescita, lo sviluppo sostenibile e l’equità sociale, arrivando il 19 settembre 2012 a Venezia, proprio nel giorno del suo inizio.

Tutto l’itinerario viene tracciato con Gps e pubblicato per consentire a chiunque lo voglia di ripercorrere il viaggio in futuro, stampando le mappe e scaricando le tracce digitali. E’ possibile seguire lo sviluppo del viaggio in tempo reale sul sito www.miraggi.movimentolento.it, su Facebook e Twitter. Il viaggio-evento è organizzato da due associazioni senza scopo di lucro dedicate alla cultura del viaggio lento: il Movimento Lento (www.movimentolento.it) e la Compagnia dei Cammini (www.cammini.eu).

Complimenti!!!