INTERNET: 32 MLN SMARTPHONE E 2,9 MLN TABLET NEL 2012

Oltre 32 milioni di smartphone, 2,5 milioni di internet tv e 2,9 milioni di tablet nel 2012 che cresceranno rispettivamente a quasi 50 milioni, 11 milioni e 12 milioni nel corso del 2015. Sono le previsioni per l’Italia contenute nella ricerca sui ‘Mercati Digitali Consumer e Nuova Internet’, presentata in occasione del lancio di Smau Milano 2012, l’Osservatorio Smau-School of Management Politecnico di Milano. ‘La diffusione di smartphone, internet tv e tablet esplodera’ nel corso dei prossimi 3 anni – afferma Andrea Rangone, Coordinatore degli Osservatori della School of Management del Politecnico di Milano.
La ricerca analizza i mercati digital consumer (pc, tv digitali, telefonia mobile) che nel 2012 crescono del 14% rispetto al 2011, superando quota 16,2 miliardi di euro. E analizza i tre comparti e-commerce, pubblicita’ su canali digitali e contenuti servizi digitali. L’e-commerce, in particolare, supera nel 2012 i 9,1 miliardi di euro, in crescita del 17% rispetto al 2011. Un settore trainato anche nel 2012 dal turismo che da solo genera il 47% dell’e-commerce su pc. Bene anche – sottolinea la ricerca – la pubblicità su canali digitali che supera quota 2,1 miliardi di Euro, pari al 13% del totale mercati digitali, in crescita del 15% rispetto al 2011. In particolare la pubblicità su vale circa 1,3 miliardi di Euro, in crescita del 11% rispetto al 2011. Infine circa il 30% del mercato – pari a circa 4,9 miliardi di euro – è rappresentato dai contenuti digitali e servizi a pagamento, in crescita del 7% rispetto al 2011.
Un capitolo della ricerca e’ poi dedicato alla nuova Internet, quella che viene fruita dai device di nuova generazione. Sui 16,2 miliardi dei mercati digitali consumer, la componente che si basa su Internet – ricorda la ricerca – pesa per circa il 75%. I nuovi device e le Apps potrebbero fare recuperare all’Italia un gap accumulato con la “vecchia Internet”, basata su pc e web.

DIAMO I NUMERI SUL WEB

Dunque, diamo un po’ i numeri.Sul web naviga il 62,1 per cento della popolazione italiana (+ 9 per cento dell’utenza rispetto al 2011) e gli iscritti a Facebook nel Belpaese sono passati dal 49 per cento dello scorso anno all’attuale 66,6 per cento degli internauti, ovvero il 41,3 per cento della popolazione e il 79,7 per cento dei giovani. E’ quanto si legge nel decimo rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione, promosso da 3 Italia, Mediaset, Mondadori, Rai e Telecom Italia e presentato oggi a Roma presso la Sala Capitolare del Senato. Il rapporto aggiunge che YouTube, che nel 2011 raggiungeva il 54,5 per cento di utenti tra le persone con accesso a internet, arriva ora al 61,7 per cento, pari al 38,3 della popolazione complessiva e al 79,9 per cento dei giovani.

Il titolo dato al rapporto (“I media siamo noi. L’inizio dell’era biomediatica”) intende attirare l’attenzione su un elemento emerso dalla ricerca, ovvero che il notevole sviluppo di internet (sia del numero degli utenti, sia delle sue applicazioni), il web 2.0, i social network, la miniaturizzazione dei dispositivi hardware e la proliferazione delle connessioni mobili hanno esaltato il primato del soggetto. L’individuo si specchia nei media (ne e’ il contenuto) creati dall’individuo stesso (che ne e’ anche il produttore). Gli utenti stessi si costruiscono i palinsesti multimediali personali, tagliati su misura in base alle esigenze e preferenze. E gli utenti realizzano di continuo contenuti digitali che, grazie a internet, vengono resi disponibili in molti modi. “L’autoproduzione di contenuti nell’ambiente web privilegia dunque in massima parte l’esibizione del se'”, si legge nel rapporto. Infine, la ricerca sottolinea come il 54,3 per cento della popolazione sia favorevole ad una maggiore tutela della privacy per mezzo di una normativa piu’ severa che preveda sanzioni e la rimozione dei contenuti sgraditi.

IL FALSO MITO DELLA DEMOCRAZIA 2.0

Cresce l’attenzione nei confronti della «democrazia 2.0», ovvero di un sistema che permetta ai cittadini di esprimersi – via Web – su molte se non tutte le questioni di interesse pubblico. Ad iniziare dalla scelta dei candidati. Beppe Grillo, il comico prestato alla politica, annuncia che i candidati del Movimento 5 Stelle saranno scelti on line. Dai cittadini-utenti-elettori. Dunque, solo per questo, avranno una maggiore legittimità rispetto a quelli dei partiti tradizionali, designati dalle segreterie senza passare al vaglio del voto. La democrazia diretta come mezzo per spazzare via il vecchiume della politica e, con esso, l’intera classe dirigente. Questo vuole il M5S, ma non solo. Che la Rete possa essere uno strumento utile a rinnovare dal basso la democrazia è un’idea sempre più diffusa. Internet come spazio aperto di partecipazione interessata, informata e consapevole. Di questo parla, ad esempio, anche Marco Magrini, su «nòva», l’inserto de «Il Sole 24 Ore» uscito domenica 16 settembre. Ma è davvero auspicabile, come lascia intendere l’autore, vivere in un Paese dove la democrazia diretta manda in soffitta la democrazia rappresentativa, dove i temi più significativi vengono decisi con un referendum on line? A mio avviso, no. E non tanto per il rischio, evidenziato nell’articolo, che qualche hacker violi la sicurezza del sistema e stravolga la volontà popolare. Il pericolo, vero, è un altro: un eccesso di democrazia diretta, soprattutto se costruita sulle fondamenta d’argilla del Web. Non accusatemi di blasfemia, né tanto meno di luddismo: contestare un cyber-utopismo tanto ingenuo quanto pericoloso non significa essere contro l’innovazione tecnologica. Si tratta, semplicemente, di mantenere un minimo di spirito critico, evitando di rimanere accecati dalla fede incondizionata sulle proprietà taumaturgiche della Rete.

Il rapporto tra Internet e democrazia presenta, infatti, alcune criticità. Penso, ad esempio, alla polarizzazione e alla frammentazione che contraddistinguono le discussioni online. Discussioni per modo di dire, visto che si svolgono prevalentemente in «camere di risonanza», dove accedono quasi esclusivamente individui con le stesse opinioni che, consapevolmente o meno, si sottraggono al confronto con chi la pensa in modo diverso. Una tendenza, questa, rafforzata anche da quella che Eli Pariser – pioniere dell’attivismo politico online e dirigente di MoveOn.org, l’organizzazione progressista che ha dato un contributo determinante nella campagna per l’elezione di Barack Obama – chiama la «bolla dei filtri», ovvero il personale bagaglio di informazioni all’interno del quale si vive quando si è online. Da questo punto di vista, l’adattamento del flusso di informazioni alla nostra identità porta alla graduale scomparsa dell’esperienza comune, con conseguenze negative sul discorso politico e, quindi, sul funzionamento delle istituzioni democratiche.

C’è poi un’altra questione di cruciale importanza: la Rete favorisce davvero la formazione di un’opinione pubblica più informata e, quindi, un’eventuale partecipazione consapevole dei cittadini alle decisioni di interesse pubblico? Temo che abbia ragione il massmediologo Geert Lovink, quando afferma che «la cosiddetta rivoluzione dell’informazione si è disintegrata in un’inondazione di disinformazione». Sottoposta a un continuo bombardamento di stimoli, la mente delle persone tende infatti a valutare le informazioni non in base alla veridicità e alla rilevanza, bensì privilegiando le più attuali e, su suggerimento degli algoritmi, le più popolari. Su questo, coloro che aspirano alla realizzazione di un sistema di democrazia diretta attraverso l’utilizzo del Web dovrebbero riflettere attentamente.

Allo stesso modo, dovrebbero riflettere attentamente anche su un altro aspetto: l’eccessiva partecipazione cibernetica rischia di condizionare negativamente l’azione di leader politici, resi schiavi delle infinite voci del Web. «Leggi i sondaggi, segui i blog, tieni conto dei messaggi che appaiono su Twitter e degli stati su Facebook e dirigiti esattamente là dove si trovano gli altri e non dove pensi che dovrebbero andare. Ma se tutti “seguono”, chi dirige?», si chiede l’editorialista del «New York Time» Thomas L. Friedman. Che aggiunge: «Quando si dispone di tecnologie che facilitano reazioni e giudizi rapidi e immediati, e quando si ha a che fare con una generazione abituata a ricevere gratificazioni istantanee – ma ci si trova a dover affrontare questioni complesse, come l’attuale crisi creditizia o la mancanza di posti di lavoro o l’esigenza di costruire da zero i Paesi arabi – si è alle prese con una notevole discrepanza – nonché una sfida per la leadership». E per la democrazia, il cui stato di salute, già precario, potrebbe aggravarsi se ricorressimo alla terapia sbagliata.

I DOMINI DI INTERNET IN VIA DI TRASFORMAZIONE

I domini Internet stanno cambiando radicalmente. Dopo le aperture mondiali dell’Icann a nomi in cinese ed arabo e alla personalizzazione spinta del suffisso, novità arrivano anche per quelli di casa nostra: via libera da oggi dalRegistro.it, gestito dall’Istituto di informatica e telematica del Cnr, agli Internationalized Domain Names, cioè alle parole accentate e ai caratteri non latini. Si potranno così registrare nomi come papà.it.
Le registrazioni si aprono inoltre a norvegesi, islandesi, svizzeri, sanmarinesi e cittadini del Vaticano.
L’anagrafe dei nomi con suffisso “.it” gestita dall’Iit-Cnr, infatti, consentirà di registrare nomi con gli accenti come caffe’.it e di distinguere, in base all’accentazione, il significato di una parola come le’ggere.it e legge’re.it. Si potranno utilizzare anche i caratteri di uso comune nelle lingue francese e tedesca come la ç di ‘garçon.it’ o la ß di ‘straße.it’.

“Questa doppia opportunità, tecnicamente definita Internationalized Domain Names (Idn), apre la possibilità di registrare un dominio con estensione .it letteralmente uguale a molti nomi e marchi oggi esclusi da una sorta di digital divide linguistico”, spiega Maurizio Martinelli, responsabile Servizi internet e sviluppo tecnologico dell’Iit-Cnr. “L’introduzione dell’Idn mette il .it al passo con altri registri internazionali, promuove il dialogo interculturale e va incontro alle esigenze delle regioni italiane bilingue come Valle d’Aosta e Trentino Alto-Adige” spiega ancora Martinelli.
Contemporaneamente, il Registro.it ha aperto le registrazioni a tutti i Paesi dello Spazio economico europeo (See), quali Islanda, Norvegia e Liechtenstein, e allo Stato della Città del Vaticano, alla Repubblica di San Marino e alla Svizzera. “Una svolta, questa, che punta all’internazionalizzazione della targa “.it” ben oltre i confini dell’Unione Europea” afferma Domenico Laforenza, direttore dell’Iit-Cnr e del Registro.it.

“Il prossimo passo -prosegue- riguarderà l’estensione degli Idn alle 23 lingue ufficiali dell’Ue, così da completare l’abbattimento delle frontiere linguistiche nella registrazione dei domini .it”.
L’apertura delle registrazioni con l’Idn seguirà la modalità “perpetual after landrush”. I nomi saranno cioè registrati secondo l’ordine di arrivo.

STALIN COME FACEBOOK, PERCHE’ NO?

Perché no? Un’organizzazione russa che difende le vittime della repressione politica staliniana – Organizzazione Vittime delle Repressioni Illegali – ha lanciato per il 75esimo anniversario dell’inizio del Grande terrore una campagna pubblicitaria che paragona Josif Stalin ai social network e a varie risorse Internet. L’intento è far capire ai giovani gli orrori del periodo più oscuro nella storia dell’Unione sovietica.

Il risultato è opinabile, con slogan del tipo: “Stalin era come Twitter, ha affascinato milioni di persone”, “Stalin era come Facebook, apprezzava chi diffondeva informazioni”, ossia la delazione, o ancora “Stalin era come YouTube, permetteva di caricare e postare”, con chiaro riferimento alle vittime del terrore messe sui carri e portate nei gulag.

La comunicazione sociale è stata pubblicata da varie riviste – e con particolare rilievo su Bolshoi Gorod, mensile di orientamento anti-governativo – ha scatenato polemiche sul web. L’idea del progetto appartiene allo studente dell’Accademia delle comunicazioni Wordshop, Ilya Tehlikidi, il cui bisnonno venne perseguitato e ucciso negli anni 30 e la cui bisnonna, nonostante i 3 figli, finì in un Gulag siberiano.

Provocazione interessante.

DALLA CINA CON BUONSENSO

Il problema della censura è sempre vivo. Purtroppo. Meno male che, a volte, arrivano anche delle buone notizie. Persino dalla Cina. Dove un tribunale di Chongqing ha dichiarato “illegittima” la detenzione di un blogger che aveva criticato Bo Xilai, l’ex segretario di Chongqing epurato dal partito. Lo scrive l’agenzia Nuova Cina. Fang Hong, dipendente dell’ufficio forestale locale, ad aprile dell’anno scorso era stato condannato ad un anno di campo di lavoro per “incitamento al disturbo sociale” per aver scritto un poemetto satirico su Bo Xilai. Fang criticava l’ex leader della città e il suo braccio destro Wang Lijun di interferenze nel caso giudiziario di un avvocato che si ritiene sia legato alla mafia locale. Fang, nello scrivere del caso sul suo microblog, si riferiva a Bo Xilai come a “Boqilai”, che significa “erezione”. Nell’appello, Fang ha fa ricordato che la libertà di espressione è protetta dalla costituzione cinese dicendo che i suoi giudizi su internet non dovevano portarlo in galera. La corte gli ha dato ragione, decidendo che seppure il commento era “indecente”, non si tratta di “disturbo sociale” ne di “grave violazione degli interessi nazionali”, invitando i funzionari a restare calmi e rispettosi delle critiche della gente. Dal momento che Fang ha già espiato nel campo di lavoro tutta la sua condanna, dichiarando “illegale” la decisione e la detenzione la corte ha dato la possibilità all’uomo di chiedere un risarcimento di poco più di 5.000 euro. Ma è il valore simbolico del pronunciamento ad essere importante. Per tutti.

SE INTERNET DA’ I NUMERI

Statistiche curiose. E interessanti. Ad esempio: è “Imu” la parola più ricercata in Italia dagli utenti di internet nei primi mesi del 2012, con picchi di aumento del 5000%, seguita da Terremoto (+300%), Twitter (+100%), Amazon (+100%). Il dato è stato reso noto oggi da Vincenzo Cosenza, della società di analisi Blogmeter, nella relazione iniziale di ‘State of the Net’, incontro internazionale sullo ‘stato’ di Internet in Italia, a Trieste. Al livello nazionale sono 40 milioni i potenziali utenti della rete, 28 milioni quelli realmente attivi al mese, con un aumento del 7,6% rispetto al 2011, e 14 milioni nel giorno medio. Cresce il tempo speso online nel giorno medio (un’ora e 21 minuti) ma diminuiscono le pagine viste per persona (147) A usare la rete sono di più gli uomini (7.587.000) rispetto alle donne 6.211.000; l’età più rappresentata è quella tra 25 e 34 anni. I termini più digitati nei motori di ricerca sono Facebook, Youtube, la propria casella di mail, Google (curiosamente si usa Google per cercare Google), il meteo e i giochi. Facebook è il luogo privilegiato di incontro, seguito a grande distanza da Twitter e da Linkedin. Fin qui i numeri. Che vanno interpretati. Analizzati. Prima che l’uso intensivo di internet annulli le nostre capacità di riflessioni approfondite. Sappiamo, infatti, che l’utilizzo intensivo della rete provoca persino conseguenze neurologiche. Scrive, a questo proposito, Nicholas Carr: “Se il tempo trascorso sul Web rimpiazza completamente quello che passiamo a leggere libri, se ci dedichiamo molto di più a scambiarci bocconcini di messaggi invece di comporre frasi e paragrafi, e a saltare da un link all’altro anziché fermarci per una pausa di calma riflessione e contemplazione, i circuiti che presiedono a quelle vecchie funzioni e occupazioni intellettuali si indeboliscono e cominciano a cadere in pezzi”. I numeri vanno dunque inseriti in una cornice cognitiva per essere analizzati in modo corretto. Se passiamo sempre più tempo in rete, se internet è il canale di informazione privilegiato, se i social network rappresentano sempre di più il nostro “luogo” di incontro e di confronto, dobbiamo chiederci quali possono essere le conseguenze. Prima che sia troppo tardi.

RESISTERE ALLA CRISI (DI SOVRANITA’)

La scissione tra potere e politica e i suoi effetti su tutti noi. Di fronte al venir meno della tradizionale sovranità statuale e al progressivo scivolamento verso l’eterodirezione, con la cessione di porzioni di sovranità agli organismi sovrannazionali e ai mercati finanziari internazionali, entra in gioco lo spirito di adattamento degli italiani.

Al Censis è di scena il secondo dei quattro incontri del tradizionale appuntamento di riflessione di giugno “Un mese di sociale”, dedicato quest’anno a “La crisi della sovranità”, lo spirito adattativo degli italiani ai tempi dell’eterodirezione. In un ciclo declinante della spesa pubblica e di recessione economica, gli italiani provano a difendersi mettendo a punto meccanismi di gestione dei propri bisogni che vadano oltre il “fai da te” individuale. La dimensione più diffusa di esercizio di micro-sovranità è quella familiare, con una rinegoziazione di modelli e ruoli che ha la sua prima manifestazione nell’aumento delle nuove forme di famiglia. Quelle fatte di single, monogenitori, nuclei ricostituiti, unioni libere sono 6 milioni 866mila (il 28% del totale) e coinvolgono 12 milioni di persone (il 20% della popolazione).

Il modello standard della famiglia tradizionale, le coppie coniugate con figli, rappresenta ormai solo il 35,8% delle famiglie (erano il 43,8% nel 2000). Parallelamente si assiste a una specializzazione della capacità delle famiglie di farsi strumento di sostegno. Gestiscono quasi integralmente il peso della non autosufficienza dei membri più fragili.

E altrettanto rilevanti sono le forme di solidarietà intergenerazionale che consentono ai figli, mediante forme diversificate di sostegno economico o anche attraverso il semplice prolungamento della convivenza, di mitigare gli effetti della progressiva riduzione delle opportunità per i giovani di trovare lavoro.

CAMBIA L’APPROCCIO AI CONSUMI – È in atto una revisione dell’approccio al consumo: strategie di razionalizzazione delle spese, ricerca di sconti e offerte speciali, persino riduzione degli spostamenti in auto o moto. Per far fronte alla minore capacità di spesa, il 97,1% delle famiglie sta riducendo gli sprechi, il 95,3% rifiuta l’idea consumista dell’acquisto continuo di cose nuove, il 68,8% riferisce una maggiore morigeratezza, con una riduzione del desiderio di beni materiali che è indipendente dalla disponibilità economica ed è forse l’esito non previsto della crisi.

LA RIAPPROPRIAZIONE DEI CONSUMI ENERGETICI I- l consumo energetico è un’altra forma in cui si esprime la voglia delle famiglie di raggiungere una maggiore autonomia e di essere meno dipendenti da decisioni esterne su cui non possono intervenire. È fortemente aumentato il volume degli impianti fotovoltaici. Quelli più piccoli (da 3 kw o meno) sono passati da 32.670 nel 2009 a 112.186 nel 2011 (+243,4%), e quelli fino a 20 kw (installati da famiglie e piccole imprese) sono passati da 33.350 a 182.071 (+445,9%), per un totale di poco meno di 300.000 impianti sotto i 20 kw.

LA PRIVATIZZAZIONE DELLE TUTELE SANITARIE – A fronte del rallentamento della crescita della spesa sanitaria pubblica, frutto delle politiche di contenimento di questi ultimi anni, la spesa privata dei cittadini ha continuato ad aumentare, fino a raggiungere la cifra di 30,6 miliardi di euro nel 2010: +25,5% nell’ultimo decennio. Nel periodo di crisi 2007-2010 l’incremento della spesa privata per la sanità è stato pari all’8,1%, mentre la spesa totale per consumi degli italiani cresceva solo del 2,6%. Sono aumentate tutte le componenti della spesa sanitaria privata: prodotti medicinali, articoli sanitari e materiale terapeutico (+5,8%), servizi ambulatoriali (+11,1%), servizi ospedalieri (+8,1%).

Nel 2011 il valore medio della spesa di tasca propria è stato pari a 957,9 euro per famiglia, ma il dato sale fino a 1.418,5 euro per le famiglie che hanno ricevuto anche prestazioni odontoiatriche. Di fronte all’arretramento della copertura pubblica, i ceti con maggiore disponibilità economica manifestano la propensione a dotarsi di strumenti protettivi autorganizzati. Sono circa 300 i Fondi sanitari integrativi iscritti all’anagrafe istituita nel 2009 presso il Ministero della Salute, e una recente indagine del Censis stima in 6 milioni gli iscritti e in oltre 11 milioni gli assistiti della sanità integrativa.

INTERNET LUOGO D’ESERCIZIO DI MICRO-SOVRANITA’ – Gli utenti di Facebook sono 21,7 milioni, con un uso complessivo pari a 686 milioni di ore all’anno. E proprio sulla rete si sviluppa una molteplicità di occasioni di ricondensazione sociale. Il 50% degli utenti dei social network (circa 11 milioni di italiani) dichiara di attivare e/o partecipare per mezzo di essi a iniziative nel territorio in cui vive.

LA RIPRESA DI SOVRANITA’ SUL TERRITORIO – La lontananza dalla politica nazionale è un segnale della sudditanza in cui si sentono precipitati gli italiani, non solo a causa del peso crescente dei circuiti di potere internazionali, ma anche per gli errori attribuiti alla nostra classe politica. Negli ultimi anni abbiamo assistito a un forte aumento del numero delle liste civiche. Alle ultime elezioni amministrative erano quasi la metà (il 47,3%) delle liste in competizione, mentre nelle elezioni precedenti era poco meno di un terzo. Sono passate da 170 a 279 (+64,1%).

I MINORI E I PERICOLI DEL WEB

Finalmente! Facebook sta sviluppando una tecnologia che consentirà ai bambini con meno di 13 anni di usare il social-network sotto il controllo dei genitori. E’ quanto riporta oggi il Wall Street Journal, ricordando che oggi i minori di 13 anni non possono accedere a Facebook, sebbene molti bambini mentano sulla loro età, mettendo così in difficoltà l’azienda, tenuta al rispetto della legge federale che prevede che i siti ottengano il consenso dei genitori prima di raccogliere i dati personali dei minori.

Stando a quanto riportato da alcune fonti vicine ai dirigenti di Facebook, il meccanismo al vaglio del social network prevede che gli account dei bambini siano collegati a quelli dei loro genitori, in modo che questi possano autorizzare le amicizie dei figli e le applicazioni da usare.

“Studi recenti hanno evidenziano quanto sia difficile far rispettare i limiti di età su internet, soprattutto quando i genitori autorizzano i figli ad accedere ai contenuti e ai servizi della rete – ha sottolineatoFacebook in risposta al Wsj sulla nuova tecnologia – siamo in continuo contatto con azionisti, autorità e altri legislatori sul modo migliore per aiutare i genitori a garantire la sicurezza dei loro figli nella rete in continua evoluzione”.

Secondo un rapporto dei consumatori dello scorso anno, sono stati 7,5 milioni i bambini con meno di 13 anni a usare il sito, di cui 5 milioni con meno di 10 anni. Uno studio sponsorizzato da Microsoft Research diffuso lo scorso autunno ha rivelato che il 36% dei genitori è a conoscenza dell’uso di Facebook dei propri figli.

Ora tocca alle scuole: è indispensabile educare all’utilizzo di internet e dei social network…

DIFESA CRITICA DELLA COMUNICAZIONE POLITICA

E’ passato (forse) inosservato l’articolo di Edoardo Boria, pubblicato sull’ultimo numero di “Limes”, la rivista italiana di geopolitica diretta da Lucio Caracciolo. Eppure si tratta di un pesantissimo “j’accuse” nei confronti della comunicazione politica, la cui regressione sarebbe tra le cause dell’attuale stato di malessere della democrazia. Boria segnala una degenerazione della ricerca del consenso, non soltanto in occasione delle campagne elettorali. Dal momento che “le regole di funzionamento della democrazia inducono i corpi politici a impegnarsi per vendere al meglio se stessi e il proprio prodotto politico”, si può sostenere che “un ideale equivale a uno yogurt, a un dentifricio o a un suv”.  Il “cittadino-consumatore” viene prima ipnotizzato per poi essere sedotto attraverso le tecniche “immorali” del marketing politico. “Siamo in presenza di una patologia della democrazia contemporanea”, scrive Edoardo Boria. E i rischi, avvisa, sono seri e da non sottovalutare. “L’indebolimento delle capacità critiche dei riceventi l’informazione – precisa – è ovviamente pericolosissima, e dimostra fino a che punto le tecniche di persuasione siano un pericolo per la democrazia”.

Anche se le argomentazioni di Edoardo Boria non sono sempre convincenti, il suo articolo solleva una questione rilevante: i comunicatori politici sono in qualche modo corresponsabili della conclamata crisi della democrazia, non solo italiana? A mio avviso, no. Qualche piccola colpa la possono anche avere. Ma sono altre le ragioni per le quali la democrazia, per dirla con Carlo Galli, si è ingrigita, tanto che la sua sopravvivenza è divenuta larvale. Non a caso, su questo tema c’è un ampio dibattito nella letteratura politologica. Scagliarsi contro la comunicazione politica, come fa l’autore, significa dunque sbagliare bersaglio. E, soprattutto, prospettiva. In particolare in riferimento alla “propaganda 2.0”. A questo proposito, Boria ritiene che, grazie a internet, i cittadini sono più informati e possono beneficiare di nuove forme di partecipazione alla vita pubblica. Ma è proprio per questa maggiore consapevolezza razionale delle questioni politiche, resa possibile dal web, che cresce nella popolazione il disincanto democratico. “Un cittadino più attento è anche più critico”, dice, e questo alimenta un pericoloso circolo vizioso: tanto più cala la fiducia nella politica-spettacolo, tanto più essa reagisce accentuando la tendenza alla spettacolarizzazione per tentare di destare interesse. Cittadini meglio informati e più critici, dunque. A scapito della democrazia.

E’ proprio così?

A mio parere, la riflessione di Boria parte da un presupposto errato. E’ vero che la rete offre maggiori possibilità di informazione e di comunicazione, ma è altrettanto vero che essa si è rivelata, come osserva Lovink, “un terreno fertile per le opinioni polarizzate”, “un campo di battaglia”, con “un’attitudine a distruggere il dialogo”. Non solo. Il web sta provocando effetti profondi anche sulle capacità critiche degli utenti-cittadini. “Internet ci rende stupidi”, secondo la famosa formula di Nicholas Carr. Nel senso che, per dirla ancora con Lovink, “se il web privilegia il tempo reale, c’è meno spazio per la riflessione e più tecnologia tesa a facilitare chiacchiere impulsive”. In questo senso, si può dunque dire che la “twitterizzazione” del dibattito politico incide negativamente sull’opinione pubblica e, di conseguenza, anche sull’efficienza dei nostri sistemi di governo democratici. E’ questo il vero circolo vizioso che contribuisce alla crisi della democrazia e contro il quale è giunto il momento di agire.

INFORMAZIONE A TUTTO WEB

All’insegna del web. Tra il 2009 e il 2011, il numero complessivo di utenti attivi sulla rete in un giorno medio è passato da 10,4 a 13,1 milioni, con un incremento del 26%, mentre il numero degli utenti di siti web di quotidiani in un giorno medio è passato da 4 a 6 milioni, con un incremento del 50%. E’ quanto emerge dall’indagine ‘La stampa in Italia 2009-2011’, curata dalla Fieg e resa nota durante una conferenza stampa presso la sede dell’organismo. La percentuale di utenti di siti web di quotidiani sul totale dell’utenza nel giorno medio, che era del 38,3% nel 2009; nel 2011 è salita al 46,8% e, verosimilmente, quest’anno supererà la soglia del 50%. Dati che fanno riflettere, e pongono qualche interrogativo. Non a caso, Giulio Anselmi, presidente della Fieg, afferma: “La rivoluzione della multimedialità è inevitabile per sopravvivere, non può attendere oltre se non vogliamo pagare prezzi altissimi, non può essere condotta con superficialità. E’ in atto un tumultuoso avanzare delle tecnologie digitali che hanno dirottato le esigenze d’informazione verso mezzi diversi da quelli stampati. In questo quadro è proprio Internet a irrompere con prepotenza sulla scena con effetti rivoluzionari nelle abitudini delle persone e del mercato”. In quest’ottica, “non è un caso che, nel disordinato sviluppo dei prodotti on line si segnali il tasso di crescita dei giornali che possono vantare anche sul web il certificato di garanzia delle antiche testate”. Qualità dell’informazione, copyright, accesso alle notizie, finanziamenti pubblici: questi e altri sono i problemi ora sul tappeto. Speriamo che qualcuno non li nasconda sotto… il tappeto.

SOSTENIBILITA’ E COMUNICAZIONE, SE NE PARLA A MILANO

Non c’è azienda oggi che non faccia in qualche misura ricorso al concetto di sostenibilità e responsabilità sociale nel descrivere il proprio approccio al mercato o nella comunicazione con l’esterno, ma i risultati in termini di impatto sul business e credibilità per il consumatore sono spesso discutibili. E’ possibile approcciare il tema dal punto di vista dei rischi e delle opportunità reputazionali e quindi realizzare una comunicazione realmente trasparente e rilevante per il sistema degli stakeholder? Come costruire un posizionamento di mercato corretto e “remunerativo” e con quali metodologie innovative è possibile misurare l’incrocio tra le performance sociali e ambientali e la qualità delle informazioni verso l’esterno? E’ necessario pensare a nuovi format di comunicazione – nella pubblicità, così come a livello corporate, nel caso dei bilanci di sostenibilità – ad altri stili di narrazione e aprire la strada anche a nuove professionalità e a nuove contaminazioni di competenze? Infine, cosa possiamo attenderci per il futuro, man mano che la responsabilità sociale d’impresa diventa sempre più chiave strategica, e quali regole possiamo seguire oggi affinché la sostenibilità abbia domani un impatto più tangibile in termini di profitto, creazione di valore, quote di mercato?

Sono solo alcuni dei temi e degli interrogativi che saranno affrontati a Milano mercoledì 28 marzo alle ore 10.00 presso Altis (Via S. Vittore 18) nel corso dell’evento Quale futuro per la comunicazione della sostenibilità? ,promosso dal CSR Manager Network, l’Associazione che riunisce i responsabili delle politiche di sostenibilità o csr (corporate social responsibility) delle maggiori imprese italiane promossa da Altis (Alta Scuola Impresa e Società dell’Università Cattolica di Milano) e ISVI (Istituto per i valori d’impresa). Per la prima volta l’Associazione dei professionisti che all’interno delle aziende coordinano e gestiscono gli interventi di sostenibilità dedica un evento di approfondimento specifico al tema comunicazione nella sua accezione più strategica e dal punto di vista istituzionale, della comunicazione con il consumatore finale e della rendicontazione agli stakeholder. Grazie anche ad un excursus diricerche più recenti, alla presentazione di casi di successo e all’apporto di strumenti diagnostici innovativi in grado di misurare qualità, rischi e opportunità del posizionamento di mercato, verranno delineate le principali tendenze in atto e un possibile decalogo di buone regole nell’approccio e negli stili comunicativi.

L’incontro prenderà il via con un saluto di Caterina Torcia, Presidente CSR Manager Network a cui seguirà l’intervento introduttivo di Carlo Cici e Danilo Devigili, rispettivamente partner e manager di RGA, sul tema “sostenibilità e posizionamento di comunicazione: rischi e opportunità”. La seconda relazione approfondirà la comunicazione di tipo pubblicitario con l’intervento I don’t fake happiness di Geo Ceccarelli, Direttore Creativo Esecutivo e General Manager TBWA.

Seguiranno due Tavole Rotonde con alcune imprese leader, esperti e rappresentanti degli stakeholders. La prima, moderata dal giornalista e blogger www.SRIvoluzione.it, Andrea di Turi, sarà dedicata alla comunicazione istituzionale con gli interventi di: Filippo Bocchi, CSR Manager Gruppo Hera, Maria Cristina Ferradini, Head of sustainability and foundation Vodafone, Francesca Magliulo, CSR Manager Edison, Rossella Muroni, Direttore Generale Legambiente e Alessandra Piloni, Chief Communications Officer Consumers’ Forum.

La seconda Tavola Rotonda approfondirà il tema della sostenibilità nelle campagne pubblicitarie. Moderata da Enzo Argante, giornalista e fondatore Comitato Nuvola Verde, vedrà la partecipazione di: Giulio Marotta, Esperto Osservatorio sulla Pubblicità ingannevole di Assoutenti, Massimo Milita, Direttore Marketing Sorgenia, Carlo Orlandi, Presidente Comitato di Controllo Istituto Autodisciplina Pubblicitaria, Luciano Pirovano, International Business Development and Csr Manager Bolton Alimentari. (Fonte: www.ferpi.it)