LA FABBRICA DELLE IDEE PER USCIRE DA QUESTA CRISI PAZZESCA

Fabbriche intese come luoghi di produzione, i tradizionali capannoni, ma anche fucine di creatività e innovazione. Singoli luoghi, ma anche interi territori in grado di imprimere direzioni nuove al proprio sviluppo. È questo il Nordest che avanza e cerca di vivere da protagonista la svolta epocale in atto nell’economia, nella politica, nella cultura, nelle relazioni. Aziende che innovano, puntando sulla conoscenza o su rinnovate sapienze artigiane e città che creano luoghi dove le idee si incontrano e si scambiano, dove il rapporto tra cultura, creatività e impresa crea contaminazioni nuove suggestioni. La trasformazione delle imprese è, del resto, strettamente legata a quella del sistema territorio. Se è vero infatti che le aziende vincenti saranno quelle che produrranno idee e le venderanno nei mercati internazionali, è altrettanto vero che esse si insedieranno e cresceranno in contesti metropolitani fatti di nuove classi creative, servizi e formazione di eccellenza, piattaforme di mobilità merci e persone capaci di ottimizzare i tempi di trasferimento.

È questo il focus, a mio avviso davvero interessante, su cui punta i riflettori la quinta edizione del Festival Città Impresa, “LE FABBRICHE DELLE IDEE”, che dal 2 al 6 maggio animerà con oltre 100 incontri 35 località del Nordest, connesse idealmente sul futuro del territorio. L’evento è promosso da Nordesteuropa e Corriere della Sera, con la collaborazione di enti e partner locali, e la media partnership di Ansa, Radio 24 e IcMoving Channel.

I CONFINI DELLE NOTIZIE

Non solo Avetrana e Schettino, Scilipoti e Parolisi. Basta morbosità e sensazionalismi nella cronaca quotidiana che dimentica, troppo spesso, le crisi del mondo, i 20 mila bambini che muoiono ogni giorno per cause evitabili, le sofferenze di chi subisce arroganze e prevaricazioni. In una parola: dei diritti umani. E’ con spirito costruttivo, per sollecitare un confronto positivo con i media, che l’Unicef partecipa per la prima volta al Festival Internazionale del Giornalismo che si terrà a Perugia dal 25 al 29 aprile. Lo fa con uno spazio ad hoc, titolato significativamente “Parla di me”, sottotitolo “Perché i diritti sono una notizia”.

“Nessun j’accuse nei confronti dei media – ha spiegato Andrea Iacomini, capo ufficio stampa dell’Unicef Italia alla presentazione del Festival – ma un luogo di incontro dove poter sperimentare nuove e più efficaci forme di comunicazione non solo per raccontare l’attività di chi ogni giorno salva milioni di bambini ma anche per parlare dei risultati raggiunti. Per dare ai cittadini un’informazione vera e reale di questi mondi lontani o per dare, semplicemente, una buona notizia”.

“Parla di me” è un appuntamento di confronto sul rapporto fra media e mondo del non profit fra operatori della comunicazione, dell’intervento umanitario e dei responsabili dell’Onu. “Abbiamo pensato questa occasione – ha aggiunto Iacomini – per far parlare di emergenze non solo quando accadano ma anche quando vengono ‘dimenticate’; quando, lontano dai riflettori, continuano a mietere ogni giorno un gran numero di vittime, soprattutto tra i bambini”. Tre i giorni di “Parla di me”, dal 26 al 28 aprile. Sono previsti incontri e confronti su “Organizzazioni umanitarie e stampa: Un rapporto difficile?”, su “Uso e abuso delle immagini dei bambini: quali immagini e quali bambini?”, su “La responsabilità sociale si rinnova: nuovi scenari e nuovi attori nell’azione umanitaria e nell’aiuto allo sviluppo”, su “Crisi umanitaria: servono ancora i giornalisti?”, su “Inchieste e minori”. Decine i giornalisti di testate nazionali e le organizzazioni umanitarie che interverranno (fra queste, Unhcr, Medici senza frontiere, Amnesty).

Si affronta così una questione cruciale per il giornalismo attuale. Le derive morbose che accompagnano le cronache di certi eventi sono giustificate e giustificabili? E il silenzio che accompagna le grandi crisi del mondo? Il sospetto, purtroppo, è che i 20 mila bambini che muoiono di fame sono sempre una notizia, che però rischia di non fare audience. E quindi di essere relegata a una breve di cronaca o a un servizio in tarda serata. Per pulire le coscienze, più che per informare i cittadini.

PERUGIA TORNA CAPITALE DEL GIORNALISMO

Michele Santoro in chiusura, Bruno Vespa e Enrico Mentana in un incontro/confronto, il ministro della giustizia Paola Severino, il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, il n.2 di Wikileaks Kristinn Hrafnsson, con il gotha del giornalismo, saranno fra i protagonisti della 6/a edizione dell’International Journalism Festival, dal 25 al 29 aprile a Perugia. In 200 eventi, a ingresso libero, si affronteranno temi d’attualita’ e di riflessione, dal ‘Sud che resiste’ a Mani Pulite 20 anni dopo’.
Grande spazio al tema dell’anno, il data driven journalism, cioe’ il giornalismo che punta sui dati, con tre panel, cinque workshop e la presenza dei maggiori esperti mondiali. Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia e Antonio Manganelli, capo della Polizia parteciperanno all’incontro dedicato al ricordo di Falcone e Borsellino. Fra gli altri ospiti i registi Stefano Sollima (Acab) e Daniele Vicari (Diaz), e musicisti come Caparezza, J-Ax, Max Pezzali e Gianmaria Testa, che il 28 aprile terra’ un concerto per Unicef Italia (presente al Festival con vari appuntamenti), a sostegno della campagna contro la mortalita’ infantile ‘Vogliamo zero’.