Privacy, cronaca di una morte annunciata

Cronaca di una morte annunciata. Quella della privacy. Le notizie, assai preoccupanti, non mancano. L’ultima riguarda Facebook. Il colosso fondato da Mark Zuckerberg starebbe sviluppando per la metà di marzo una nuova applicazione in grado di monitorare la posizione degli utenti anche quando la finestra del social network non è aperta sul proprio smartphone, tablet o computer portatile. L’indiscrezione di Bloomberg è trapelata attraverso la testimonianza di due persone interne a Facebook, rimaste anonime.

La nuova app servirebbe agli utenti di Facebook a scovare gli amici più vicini, ma potrebbe anche essere molto utile all’azienda per vendere pubblicità basate sulle abitudini quotidiane degli utenti. Questo solleverebbe non pochi problemi legati alla privacy degli iscritti al social network che accedono abitualmente al proprio profilo da un dispositivo portatile, che ad oggi sono più di un miliardo. Sempre secondo questa indiscrezione, il team che starebbe sviluppando la nuova app sarebbe guidato da Peter Deng, il direttore di produzione arrivato da Google nel 2007. In che mondo e in che modo vivremo nel prossimo futuro? E’ questo l’interrogativo che non possiamo più evitare di porci. Possiamo sacrificare la nostra privacy, e quindi la nostra libertà, sull’altare di un progresso tecnologico sempre più frenetico? Per i tecno-utopisti la risposta è: sì, perché così avremo un avvenire migliore. Per me è: no, preferisco che la tecnologia sia sempre a servizio dell’uomo e mai viceversa.

Monti su Facebook, il dialogo impossibile

«Ho deciso di utilizzare i social media poiché sono convinto dell’assoluta centralità di questi mezzi per porsi in ascolto dei contributi, delle proposte, dei suggerimenti, anche delle critiche dei cittadini. Vi invito a partecipare». E’ quanto scrive il premier Mario Monti sulla sua pagina Facebook, accompagnando queste parole con un video. Peccato che il suo invito al dialogo si trasformi presto in un boomerang pericoloso: in poco tempo la sua bacheca virtuale si riempie di messaggi offensivi, di contestazione, di odio verso il professore. C’è chi lo invita a lasciare l’Italia, chi gli imputa ogni nefandezza, chi lo accusa di aver messo in ginocchio il paese, e chi, semplicemente, plaude così all’iniziativa: «Bene così possiamo offenderti tutti i giorni». E, si potrebbe aggiungere, ad ogni messaggio: visto che ogni frase del premier uscente scatena la rabbia degli utenti, che intervengono più per esprimere giudizi negativi (eufemismo) che per avanzare proposte, idee, suggerimenti o, semplicemente, per dialogare.

Senza entrare nel merito della scelta di Mario Monti di utilizzare i social media e senza esprimere alcun giudizio sul suo operato alla guida del governo, ritengo che quanto succede sulla sua pagina Facebook meriti qualche riflessione. Scrive, ad esempio, Monti: «Con l’avvicinarsi delle elezioni, ho visto in Parlamento affievolirsi la volontà dei due poli di andare avanti sulla strada delle riforme. Sono loro che si sono allontanati dall’impostazione nostra, non viceversa. Adesso il Pdl ha ricomposto un’alleanza con la Lega, mentre il Pd si presenta con chi sta alla sua sinistra. Le voci riformatrici, all’interno di entrambi quei partiti, si trovano sempre più a disagio». Risponde una cittadina: «Io la voterò quando vedrò che con uno stipendio di 800 euro riuscirà a campare senza sentirsi l’acqua alla gola e svegliarsi ogni mattina con il pensiero se spendere i pochi euro rimasti per mangiare oppure per pagare la bolletta del gas!». Da una parte le riflessioni politiche, dall’altra lo sfogo di chi non arriva nemmeno alla fine del mese. Da una parte chi riflette sulle «voci riformatrici», dall’altra chi è con l’acqua alla gola e usa ogni strumento per manifestare la propria rabbia. Con quali effetti? Il dialogo tra chi parla lingue diverse è difficile, se non impossibile. Anche e soprattutto sul web.

Slow Communication, dal Messaggero al Ministero degli Esteri

Le vacanze natalizie sono state ricche di soddisfazioni. Il 23 dicembre è uscito un bellissimo articolo di Deborah Ameri su “Il Messaggero”, dedicato a Slow Communication. Lo stesso articolo è stato poi proposto anche sul sito del Ministero degli Esteri (lo si può leggere qui http://www.esteri.it/MAE/IT/Sala_Stampa/ArchivioNotizie/Interviste/2012/12/20121228_IlMessaggero.htm?mobile=Y?LANG=IT). Per concludere, il Ministro Giulio Terzi, domenica scorsa, giorno dell’Epifania, ha proposto, sulla sua pagina Facebook, una riflessione sul tema e commentando: “RIFLESSIONE DOMENICALE: COMUNICARE “SLOW”? Perchè non disconnetterci completamente dal web, ogni tanto? Provocatorio forse affermarlo su Facebook, ma leggete di questo bel progetto, che ci invita tutti a riflettere su come sarebbe necessaria una fruizione più “umana” del web, meno pressante, tale da creare meno “dipendenza”… penso che chiunque possa aderire e soprattutto spargere la voce!”. Il dibattito che ne è seguito, a parte qualche voce isolata e per la verità un po’ superficiale, è stato positivo. Lo si può leggere qui: https://www.facebook.com/MinistroGiulioTerzi.

DIAMO I NUMERI SUL WEB

Dunque, diamo un po’ i numeri.Sul web naviga il 62,1 per cento della popolazione italiana (+ 9 per cento dell’utenza rispetto al 2011) e gli iscritti a Facebook nel Belpaese sono passati dal 49 per cento dello scorso anno all’attuale 66,6 per cento degli internauti, ovvero il 41,3 per cento della popolazione e il 79,7 per cento dei giovani. E’ quanto si legge nel decimo rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione, promosso da 3 Italia, Mediaset, Mondadori, Rai e Telecom Italia e presentato oggi a Roma presso la Sala Capitolare del Senato. Il rapporto aggiunge che YouTube, che nel 2011 raggiungeva il 54,5 per cento di utenti tra le persone con accesso a internet, arriva ora al 61,7 per cento, pari al 38,3 della popolazione complessiva e al 79,9 per cento dei giovani.

Il titolo dato al rapporto (“I media siamo noi. L’inizio dell’era biomediatica”) intende attirare l’attenzione su un elemento emerso dalla ricerca, ovvero che il notevole sviluppo di internet (sia del numero degli utenti, sia delle sue applicazioni), il web 2.0, i social network, la miniaturizzazione dei dispositivi hardware e la proliferazione delle connessioni mobili hanno esaltato il primato del soggetto. L’individuo si specchia nei media (ne e’ il contenuto) creati dall’individuo stesso (che ne e’ anche il produttore). Gli utenti stessi si costruiscono i palinsesti multimediali personali, tagliati su misura in base alle esigenze e preferenze. E gli utenti realizzano di continuo contenuti digitali che, grazie a internet, vengono resi disponibili in molti modi. “L’autoproduzione di contenuti nell’ambiente web privilegia dunque in massima parte l’esibizione del se'”, si legge nel rapporto. Infine, la ricerca sottolinea come il 54,3 per cento della popolazione sia favorevole ad una maggiore tutela della privacy per mezzo di una normativa piu’ severa che preveda sanzioni e la rimozione dei contenuti sgraditi.

ANDAMENTO LENTO

Volevo segnalare questa simpatica iniziativa, che – in un certo senso – si ispira alla stessa filosofia del Movimento Slow Communication. Il 19 settembre una carovana di ‘viaggiatori lenti’, accompagnati da asinelli, arriverà a Venezia, completando un cammino iniziato 15 giorni prima da Milano. Obiettivo: percorrere in due settimane una distanza che di solito richiede due ore, prendendosi il tempo che serve per conoscere il territorio e, soprattutto, le persone che lo abitano, sperimentando un modo lento di viaggiare e forme antiche di economia, come il baratto.

Il viaggio è iniziato il 5 settembre da Milano. Pedalando il gruppo ha raggiunto Ferrara percorrendo 340 km in 6 giorni, per lasciare poi le biciclette e proseguire a piedi, da Ferrara Venezia, in altri 9 giorni e 135 km. In questa seconda parte del percorso, i partecipanti avranno al seguito anche quattro asinelli, che non saranno cavalcati da nessuno ma daranno il passo a tutta la compagnia.

Durante il viaggio il gruppo cerca di privilegiare forme di scambio per ricevere ristoro e accoglienza grazie alla presenza, tra i viaggiatori, di blogger, video maker, fotografi, esperti di social network e un pittore acquarellista. Ognuno di loro contribuisce con la propria creatività, scrivendo testi, diari di viaggio, poesie, racconti, fotografando, realizzando video, disegni, acquarelli che possono essere scambiati con l’ospitalità delle strutture di accoglienza lungo il percorso.

Un’altra forma di baratto prevede la comunicazione e diffusione delle iniziative e delle realtà virtuose incontrate nei luoghi attraversati: le testimonianze vengono raccolte in video e diari e pubblicate sui canali di comunicazione del Movimento Lento e della Compagnia dei Cammini.

Passo dopo passo, prenderà forma un racconto corale che verrà condiviso in occasione della Conferenza internazionale della decrescita, lo sviluppo sostenibile e l’equità sociale, arrivando il 19 settembre 2012 a Venezia, proprio nel giorno del suo inizio.

Tutto l’itinerario viene tracciato con Gps e pubblicato per consentire a chiunque lo voglia di ripercorrere il viaggio in futuro, stampando le mappe e scaricando le tracce digitali. E’ possibile seguire lo sviluppo del viaggio in tempo reale sul sito www.miraggi.movimentolento.it, su Facebook e Twitter. Il viaggio-evento è organizzato da due associazioni senza scopo di lucro dedicate alla cultura del viaggio lento: il Movimento Lento (www.movimentolento.it) e la Compagnia dei Cammini (www.cammini.eu).

Complimenti!!!

L’ERRORE DI FACEBOOK

L`amministratore delegato di Facebook, Mark Zuckerberg, ha parlato con i giornalisti per la prima volta dall`Ipo deludente dello scorso 18 maggio, cercando di tranquillizzare gli investitori. Il numero uno del social network ha risposto alle domande sul futuro dell`azienda dopo il crollo del titolo avvenuto negli ultimi mesi.

“E` il momento migliore per restare con noi e raddoppiare la posta”, ha detto durante la conferenza stampa che si è tenuta al TechCrunch di San Francisco, sottolineando di avere a cuore la situazione degli azionisti. “Non è la prima volta che abbiamo alti e bassi”, ha aggiunto e, ammettendo di essere “ovviamente deluso” per l`andamento del titolo, ha detto di voler scommettere ora sulla telefonia mobile, dove “faremo molti più soldi di quelli che facciamo con i computer”.

Le poche parole ottimiste di Zuckerberg hanno fatto volare il titolo a Wall Street dove, due ore dopo la chiusura delle contrattazioni, è arrivato a guadagnare più del 4 per cento al di sopra dei 20 dollari per azione, dopo avere chiuso in rialzo del 3,3 per cento a 19,43 dollari.

TROPPE CRITICHE, CHIUSA LA PAGINA FACEBOOK: UN AUTOGOL COMUNICATIVO

I dirigenti del partito islamico Ennahda, al potere in Tunisia, hanno deciso di chiudere la pagina Facebook del loro leader e fondatore, lo sceicco Rashed Ghannouchi, per la pioggia di commenti critici scritti dagli utenti del social network nei confronti dell’esecutivo. Secondo quanto riporta il quotidiano ‘al-Quds al-Arabi’, le critiche riguardavano la politica economica del governo e hanno fatto seguito alle dimissioni del ministro dell’Economia, Hussein al-Dimasi, che la scorsa settimana ha deciso di uscire dal governo per protesta contro alcune misure adottate. Al-Dimasi, in particolare, ha contestato la decisione di risarcire economicamente tutti i detenuti politici finiti in carcere sotto il regime dell’ex presidente Zine El Abidine Ben Ali. Prima di essere pubblicate sulla pagina Facebook di Ghannouchi, le critiche avevano fatto il giro del web grazie ad una campagna promossa da alcuni attivisti dell’opposizione contro il governo del premier tunisino Ahmed Djabali. Non una grande strategia di comunicazione. Anzi: un vero e proprio autogol.

SCHIAVI DEGLI ALGORITMI

Schiavi degli algoritmi. Adesso scopriamo che le conversazioni private tra gli utenti di Facebook vengono analizzate  proprio da un algoritmo in grado di identificare e prevenire possibili reati in base alle parole che vengono scambiate. L’algoritmo è studiato in modo da identificare un possibile messaggio criminale o eventuali piani per attentati alla sicurezza pubblica. Le conversazioni ritenute sospette vengono inoltrate alle forze dell’ordine Usa, e questo sta sollevando polemiche per quanto riguarda la privacy. Nessuno al momento è in grado di stabilire quanto sia preciso l’algoritmo e quali siano le parole in grado di farlo entrare in azione e segnalare le conversazioni “sospette”. Si sa comunque che il codice controlla tutti gli utenti che non sono considerati “chattatori abituali”. Il social network ha fatto sapere che le chat saranno consegnate ai tribunali e alle forze dell’ordine che ne fanno richiesta solo sulla base di reale necessità e consistenza degli indizi. Dunque: la sicurezza prevale sulla libertà, come spesso è già accaduto. Soprattutto negli Usa. Ma non è questo il punto. O, meglio, non è solo questo. L’altro è il ruolo degli algoritmi nel governo del web, a cominciare da quello che regola i motori di ricerca. Algoritmi oscuri alla stragrande maggioranza degli utenti, che però assumono un ruolo centrale nell’organizzazione del mondo virtuale.

STALIN COME FACEBOOK, PERCHE’ NO?

Perché no? Un’organizzazione russa che difende le vittime della repressione politica staliniana – Organizzazione Vittime delle Repressioni Illegali – ha lanciato per il 75esimo anniversario dell’inizio del Grande terrore una campagna pubblicitaria che paragona Josif Stalin ai social network e a varie risorse Internet. L’intento è far capire ai giovani gli orrori del periodo più oscuro nella storia dell’Unione sovietica.

Il risultato è opinabile, con slogan del tipo: “Stalin era come Twitter, ha affascinato milioni di persone”, “Stalin era come Facebook, apprezzava chi diffondeva informazioni”, ossia la delazione, o ancora “Stalin era come YouTube, permetteva di caricare e postare”, con chiaro riferimento alle vittime del terrore messe sui carri e portate nei gulag.

La comunicazione sociale è stata pubblicata da varie riviste – e con particolare rilievo su Bolshoi Gorod, mensile di orientamento anti-governativo – ha scatenato polemiche sul web. L’idea del progetto appartiene allo studente dell’Accademia delle comunicazioni Wordshop, Ilya Tehlikidi, il cui bisnonno venne perseguitato e ucciso negli anni 30 e la cui bisnonna, nonostante i 3 figli, finì in un Gulag siberiano.

Provocazione interessante.

SE INTERNET DA’ I NUMERI

Statistiche curiose. E interessanti. Ad esempio: è “Imu” la parola più ricercata in Italia dagli utenti di internet nei primi mesi del 2012, con picchi di aumento del 5000%, seguita da Terremoto (+300%), Twitter (+100%), Amazon (+100%). Il dato è stato reso noto oggi da Vincenzo Cosenza, della società di analisi Blogmeter, nella relazione iniziale di ‘State of the Net’, incontro internazionale sullo ‘stato’ di Internet in Italia, a Trieste. Al livello nazionale sono 40 milioni i potenziali utenti della rete, 28 milioni quelli realmente attivi al mese, con un aumento del 7,6% rispetto al 2011, e 14 milioni nel giorno medio. Cresce il tempo speso online nel giorno medio (un’ora e 21 minuti) ma diminuiscono le pagine viste per persona (147) A usare la rete sono di più gli uomini (7.587.000) rispetto alle donne 6.211.000; l’età più rappresentata è quella tra 25 e 34 anni. I termini più digitati nei motori di ricerca sono Facebook, Youtube, la propria casella di mail, Google (curiosamente si usa Google per cercare Google), il meteo e i giochi. Facebook è il luogo privilegiato di incontro, seguito a grande distanza da Twitter e da Linkedin. Fin qui i numeri. Che vanno interpretati. Analizzati. Prima che l’uso intensivo di internet annulli le nostre capacità di riflessioni approfondite. Sappiamo, infatti, che l’utilizzo intensivo della rete provoca persino conseguenze neurologiche. Scrive, a questo proposito, Nicholas Carr: “Se il tempo trascorso sul Web rimpiazza completamente quello che passiamo a leggere libri, se ci dedichiamo molto di più a scambiarci bocconcini di messaggi invece di comporre frasi e paragrafi, e a saltare da un link all’altro anziché fermarci per una pausa di calma riflessione e contemplazione, i circuiti che presiedono a quelle vecchie funzioni e occupazioni intellettuali si indeboliscono e cominciano a cadere in pezzi”. I numeri vanno dunque inseriti in una cornice cognitiva per essere analizzati in modo corretto. Se passiamo sempre più tempo in rete, se internet è il canale di informazione privilegiato, se i social network rappresentano sempre di più il nostro “luogo” di incontro e di confronto, dobbiamo chiederci quali possono essere le conseguenze. Prima che sia troppo tardi.

RESISTERE ALLA CRISI (DI SOVRANITA’)

La scissione tra potere e politica e i suoi effetti su tutti noi. Di fronte al venir meno della tradizionale sovranità statuale e al progressivo scivolamento verso l’eterodirezione, con la cessione di porzioni di sovranità agli organismi sovrannazionali e ai mercati finanziari internazionali, entra in gioco lo spirito di adattamento degli italiani.

Al Censis è di scena il secondo dei quattro incontri del tradizionale appuntamento di riflessione di giugno “Un mese di sociale”, dedicato quest’anno a “La crisi della sovranità”, lo spirito adattativo degli italiani ai tempi dell’eterodirezione. In un ciclo declinante della spesa pubblica e di recessione economica, gli italiani provano a difendersi mettendo a punto meccanismi di gestione dei propri bisogni che vadano oltre il “fai da te” individuale. La dimensione più diffusa di esercizio di micro-sovranità è quella familiare, con una rinegoziazione di modelli e ruoli che ha la sua prima manifestazione nell’aumento delle nuove forme di famiglia. Quelle fatte di single, monogenitori, nuclei ricostituiti, unioni libere sono 6 milioni 866mila (il 28% del totale) e coinvolgono 12 milioni di persone (il 20% della popolazione).

Il modello standard della famiglia tradizionale, le coppie coniugate con figli, rappresenta ormai solo il 35,8% delle famiglie (erano il 43,8% nel 2000). Parallelamente si assiste a una specializzazione della capacità delle famiglie di farsi strumento di sostegno. Gestiscono quasi integralmente il peso della non autosufficienza dei membri più fragili.

E altrettanto rilevanti sono le forme di solidarietà intergenerazionale che consentono ai figli, mediante forme diversificate di sostegno economico o anche attraverso il semplice prolungamento della convivenza, di mitigare gli effetti della progressiva riduzione delle opportunità per i giovani di trovare lavoro.

CAMBIA L’APPROCCIO AI CONSUMI – È in atto una revisione dell’approccio al consumo: strategie di razionalizzazione delle spese, ricerca di sconti e offerte speciali, persino riduzione degli spostamenti in auto o moto. Per far fronte alla minore capacità di spesa, il 97,1% delle famiglie sta riducendo gli sprechi, il 95,3% rifiuta l’idea consumista dell’acquisto continuo di cose nuove, il 68,8% riferisce una maggiore morigeratezza, con una riduzione del desiderio di beni materiali che è indipendente dalla disponibilità economica ed è forse l’esito non previsto della crisi.

LA RIAPPROPRIAZIONE DEI CONSUMI ENERGETICI I- l consumo energetico è un’altra forma in cui si esprime la voglia delle famiglie di raggiungere una maggiore autonomia e di essere meno dipendenti da decisioni esterne su cui non possono intervenire. È fortemente aumentato il volume degli impianti fotovoltaici. Quelli più piccoli (da 3 kw o meno) sono passati da 32.670 nel 2009 a 112.186 nel 2011 (+243,4%), e quelli fino a 20 kw (installati da famiglie e piccole imprese) sono passati da 33.350 a 182.071 (+445,9%), per un totale di poco meno di 300.000 impianti sotto i 20 kw.

LA PRIVATIZZAZIONE DELLE TUTELE SANITARIE – A fronte del rallentamento della crescita della spesa sanitaria pubblica, frutto delle politiche di contenimento di questi ultimi anni, la spesa privata dei cittadini ha continuato ad aumentare, fino a raggiungere la cifra di 30,6 miliardi di euro nel 2010: +25,5% nell’ultimo decennio. Nel periodo di crisi 2007-2010 l’incremento della spesa privata per la sanità è stato pari all’8,1%, mentre la spesa totale per consumi degli italiani cresceva solo del 2,6%. Sono aumentate tutte le componenti della spesa sanitaria privata: prodotti medicinali, articoli sanitari e materiale terapeutico (+5,8%), servizi ambulatoriali (+11,1%), servizi ospedalieri (+8,1%).

Nel 2011 il valore medio della spesa di tasca propria è stato pari a 957,9 euro per famiglia, ma il dato sale fino a 1.418,5 euro per le famiglie che hanno ricevuto anche prestazioni odontoiatriche. Di fronte all’arretramento della copertura pubblica, i ceti con maggiore disponibilità economica manifestano la propensione a dotarsi di strumenti protettivi autorganizzati. Sono circa 300 i Fondi sanitari integrativi iscritti all’anagrafe istituita nel 2009 presso il Ministero della Salute, e una recente indagine del Censis stima in 6 milioni gli iscritti e in oltre 11 milioni gli assistiti della sanità integrativa.

INTERNET LUOGO D’ESERCIZIO DI MICRO-SOVRANITA’ – Gli utenti di Facebook sono 21,7 milioni, con un uso complessivo pari a 686 milioni di ore all’anno. E proprio sulla rete si sviluppa una molteplicità di occasioni di ricondensazione sociale. Il 50% degli utenti dei social network (circa 11 milioni di italiani) dichiara di attivare e/o partecipare per mezzo di essi a iniziative nel territorio in cui vive.

LA RIPRESA DI SOVRANITA’ SUL TERRITORIO – La lontananza dalla politica nazionale è un segnale della sudditanza in cui si sentono precipitati gli italiani, non solo a causa del peso crescente dei circuiti di potere internazionali, ma anche per gli errori attribuiti alla nostra classe politica. Negli ultimi anni abbiamo assistito a un forte aumento del numero delle liste civiche. Alle ultime elezioni amministrative erano quasi la metà (il 47,3%) delle liste in competizione, mentre nelle elezioni precedenti era poco meno di un terzo. Sono passate da 170 a 279 (+64,1%).

I MINORI E I PERICOLI DEL WEB

Finalmente! Facebook sta sviluppando una tecnologia che consentirà ai bambini con meno di 13 anni di usare il social-network sotto il controllo dei genitori. E’ quanto riporta oggi il Wall Street Journal, ricordando che oggi i minori di 13 anni non possono accedere a Facebook, sebbene molti bambini mentano sulla loro età, mettendo così in difficoltà l’azienda, tenuta al rispetto della legge federale che prevede che i siti ottengano il consenso dei genitori prima di raccogliere i dati personali dei minori.

Stando a quanto riportato da alcune fonti vicine ai dirigenti di Facebook, il meccanismo al vaglio del social network prevede che gli account dei bambini siano collegati a quelli dei loro genitori, in modo che questi possano autorizzare le amicizie dei figli e le applicazioni da usare.

“Studi recenti hanno evidenziano quanto sia difficile far rispettare i limiti di età su internet, soprattutto quando i genitori autorizzano i figli ad accedere ai contenuti e ai servizi della rete – ha sottolineatoFacebook in risposta al Wsj sulla nuova tecnologia – siamo in continuo contatto con azionisti, autorità e altri legislatori sul modo migliore per aiutare i genitori a garantire la sicurezza dei loro figli nella rete in continua evoluzione”.

Secondo un rapporto dei consumatori dello scorso anno, sono stati 7,5 milioni i bambini con meno di 13 anni a usare il sito, di cui 5 milioni con meno di 10 anni. Uno studio sponsorizzato da Microsoft Research diffuso lo scorso autunno ha rivelato che il 36% dei genitori è a conoscenza dell’uso di Facebook dei propri figli.

Ora tocca alle scuole: è indispensabile educare all’utilizzo di internet e dei social network…