Un’altra storiaccia, un’altra notizia di cronaca che conferma l’esigenza non più rinviabile di introdurre nelle scuole, per studenti e genitori, una nuova materia: l’educazione digitale. Intesa non come insegnamento delle tecniche per utilizzare le nuove tecnologie, né (soltanto) come lezioni delle forze dell’ordine sui pericoli e le insidie che si nascondono nei meandri della rete. Quel che serve è, soprattutto, spiegare a bambini, ragazzi, mamme e papà ad avere un rapporto equilibrato e consapevole con questi strumenti di comunicazione. La storia alle quale mi riferisco arriva, stavolta, da Torino, dove ventidue giovanissimi studenti di seconda e terza media (ragazzi di 12-13 anni) della scuola Mario Costa di San Francesco al Campo, a pochi chilometri da Torino, sono stati sospesi (sei per un giorno, gli altri per tre ore) con un provvedimento firmato dalla dirigente Adriana Veiluva. Il motivo? Riprendevano i loro professori con i cellulari durante le lezioni, poi facevano circolare i filmati anche su WhatsApp, accompagnati da frasi di scherno, assieme a immagini di alcune studentesse che si sarebbero fotografate tra loro nello spogliatoio, durante l’ora di educazione fisica. «Il caso – racconta Repubblica – è infatti venuto a galla perché un insegnante, avendo notato gli studenti ridere verso di lui con gli smartphone in mano, ha “sequestrato” i cellulari e ha controllato il loro contenuto, scoprendo le conversazioni in corso su un gruppo WhatsApp e le immagini – filmati e fotografie – che vi erano state inserite. Alcuni dei prof coinvolti avrebbero già manifestato l’intenzione di sporgere denuncia, ma molti genitori sono intervenuti in difesa dei loro figli sospesi sostenendo l’arbitrarietà della requisizione dei telefonini e oggi pomeriggio si svolgerà un’assemblea per affrontare la questione. «Si è trattato di una violazione del regolamento di istituto che vieta di utilizzare gli smartphone e simili durante l’orario scolastico – ha spiegato la dirigente scolastica – e quindi era giusto applicare una sanzione. I genitori sono stati informati dell’accaduto e del fatto che avremmo preso provvedimenti disciplinari». Alcuni genitori non l’hanno presa bene, dimostrando un atteggiamento forse peggiore dei figli, come giustamente sottolinea Michele Serra nel suo editoriale.
Intanto nell’istituto comprensivo Montessori, di cui fa parte la scuola media Costa, si pensa ad alcune iniziative come lezioni su come usare correttamente i cellulari. Bene. C’è da sperare che questa iniziativa sia opportunamente pensata, con lezioni di cultura digitale, mirate a favorire una consapevolezza adeguata del nostro rapporto con strumenti che utilizziamo quotidianamente con una naturalezza che, da sola, dovrebbe preoccupare. Il non dare per scontata la presenza della tecnologia nelle nostre vite, ricoprire momenti di disconnessione totale, ridare importanza al dialogo e ai rapporti umani sono aspetti che meritano di essere riconsiderati. Chissà queste notizie di cronaca inducano anche chi sta al governo a pensare a provvedimenti che vanno in questa direzione, per non abbandonare le scuole a se stesse, obbligandole a iniziative estemporanee e isolate.