Divisive. Superficiali. Pericolose. Spesso stupide. Le “discussioni” online animano le giornate di molte persone, soprattutto più giovani. Ma le notizie invitano, ancora una volta, a una profonda riflessione sul tema. In veneto, ad esempio, c’è una specie di processo anticipato, nell’aula dei social, per un presunto caso di violenza sessuale in discoteca ai danni di una ragazzina 15enne. Da giorni sulle pagine Facebook dei due protagonisti – il 20enne accusato del fatto, che si trova ai domiciliari, e la ragazzina che ha denunciato lo stupro – si susseguono commenti, anche pesanti, che tendono soprattutto a difendere il presunto bruto, mettendo in dubbio la veridicità delle versione della minorenne. Molto inferiori per numero i post che prendono le difese della ragazza. Durante l’interrogatorio di convalida, il giovane si era avvalso della facoltà di non rispondere. La misura cautelare impedisce al ventenne di accedere ai social, ma in sua vece parlano i tanti ‘difensori d’ufficio’ che con post o con i ‘like’ non credono alla tesi della violenza. C’è chi invita a diffidare del fatto che “le 15enni siano tutte sante”, e aggiunge che “molte ragazzine perdono la verginità a quell’età lì. E non sempre con coetanei”. “Si capisce dai che è tutta una farsa da parte di lei se è vero che già il giorno dopo andava in giro a vantarsi come niente fosse… se una viene stuprata qualunque età abbia resta sconvolta e non esce di casa per un bel pezzo”, scrive un’altra commentatrice. “Quando si va in disco a 14 anni si inizia a fumare e fare qualcosa altro. Anzi sono i più giovani che aizzano i più grandi provocando” scrive un altro. In minor numero i post in favore della minorenne. “Comunque vada – scrive una donna, rivolgendosi all’indagato – lei ha 15 anni e tu sei maggiorenne. La mamma dovrebbe averti insegnato a frenare in certe situazioni. Vergognati a prescindere..”. “Quindi lui dovrebbe vergognarsi? La ragazzina no, perché è santa giusto?”, controbatte l’ennesimo commentatore. Al quale si aggiunge un utente che sostiene di conoscere la minorenne: “L’ho avuta in classe per un anno – scrive – e posso solo dirvi che è capace di tutto, sa come girare le carte in tavola”. Questi i toni. Sentenze. Solo certezze arroganti. Tutti con la verità in tasca. Mai un dubbio. Ma la voglia di capire, di andare a fondo. Niente di tutto questo. C’è un episodio. Ci si fa un’idea. Definitiva. Si anima lo scontro, non il confronto. E che importa se, in questo caso, di mezzo c’è una ragazzina di quindici anni, con tutte le fragilità, le insicurezze, le contraddizioni di un’adolescente? Nelle piazze virtuali c’è spazio per le lapidazioni. Non per l’umana comprensione. Con buona pace dei profeti dell’utopia digitale, anch’essi poco propensi a mettere in discussione la propria fede nel progresso tecnologico.